Elissa: Nona Giornata, Seconda Novella

La novella di Elissa della nona giornata si svolge in un convento in Lombardia durante il quattordicesimo secolo. Una monaca, Isabetta, si innamora profondamente di un compagno di un parente, con cui realizza una relazione ardente. L’amante allora va frequentemente a trovare Isabetta nel convento, ma per sfortuna una notte viene scoperto dalle altre monache. Le monache decidono di non dire niente alla badessa, madonna Usimbalda, fino a quando hanno prova concreta di questa relazione sconveniente tra Isabetta ed il suo amante. Quindi una notte quando le monache sono sicure della presenza dell’amante d’Isabetta, chiedono alla badessa di venire in camera d’Isabetta così può vedere con gli occhi suoi il peccato d’Isabetta e rimproverarla immediatamente. Ciò che le altre monache non sanno è che anche madonna Usimbalda ha un amante, che è un prete, ed al momento in cui le monache la chiamano alla camera d’Isabetta, sta facendo l’amore con il prete. In fretta, madonna Usimbalda va alla camera, ma invece di mettere il velo sulla testa, mette le mutande del prete. Così madonna Usimbalda rimprovera Isabetta severamente con le mutande del prete sulla testa, ed Isabetta, avendo capito che cosa madonna Usimbalda faceva prima di venire in camera sua, le domanda rispettosamente, “Madonna, se Dio v’aiuti, annodatevi la cuffia e poscia mi dite ciò che voi volete” (15).  Dopo che la madonna capisce ciò che Isabetta voleva dirle, cambia il suo discorso completamente, concludendo che è impossibile ignorare i desideri corporali, e che se si dovesse avere un rapporto sessuale con qualcuno, dovrebbe essere realizzato in un modo nascosto.

Questa novella critica la superficialità in generale, ma critica soprattuto quella della chiesa. Per cominciare, madonna Usimbalda è descritta come “buona e santa donna secondo la oppinion delle donne monache e di chiunque la conoscea,” mentre che viene rappresentata come una badessa ipocrita che rimprovera una monaca che sta facendo la stessa cosa che lei fa in segreto con un prete (paragrafo 7). Tutto il discorso della madonna a Isabetta si fonda sulla superficie; sgrida “sì come a colei la quale la santità, l’onestà, la buona fama del ministero con le sue sconce e vituperevoli opere, se di fuor si sapesse, contaminate avea” (paragrafo 13). Chiaramente il problema per la badessa non è l’azione per sé, bensì il fatto che la sua azione, essendo stata scoperta, ha contaminato la fama del loro monastero.

Il personaggio d’Isabetta è anche molto interessante—Isabetta in questa storia rappresenta la purezza e l’innocenza, e lei semplicemente si cede ai suoi desideri naturali. Quando la badessa la castiga, “vergognosa e timida, sì come colpevole non sapeva che si rispondere, ma tacendo di sé metteva compassione nell’altre” (paragrafo 14). Lei non cerca di coprire il suo errore, ma invece sembra così indifesa e sinceramente vergognosa che inspira compassione nelle altre. Quindi l’innocenza dell’azione d’Isabetta è lodata, però come il discorso di madonna Usimbalda finisce con l’accettazione che è “impossibile essere il potersi dagli stimoli della carne difendere; e per ciò chetamente, come infino a quel dì fatto s’era, disse che ciascuna si desse buon tempo quando potesse,” c’è una necessità di regolare i desideri naturali (paragrafo 18).

Le altre monache anche hanno un ruolo significativo—loro sono troppo pettegole, ma sono pettegole perché sono gelose del fatto che Isabetta può cedersi così facilmente alla natura. Il problema con le altre monache è che loro si focalizzano troppo sugli altri e diventano gelose perché si preoccupano troppo delle cose degli altri invece di dedicarsi alle loro vite. Come prova, le altre monache non si rendono conto delle brache sulla testa di madonna Usimbalda perché sono così fisse su vedere Isabetta rimproverata e punita. Se Isabetta non avesse detto nulla delle brache, nessuno le avrebbe osservate… perché tutte le altre sono cieche. Le monache non hanno nessun’individualità—solo seguono le regole sistemate dalla chiesa e invece di subire un processo individuale in cui si trova la loro definizione della moralità, sono ossessionate da cercare di perseguire quelle che non seguono le regole della chiesa. Non sanno fare altro che essere i cagnolini di madonna Usimbalda che è falsamente e superficialmente “una buona e santa donna.” — Magari Boccaccio sta criticando la nostra tendenza per dare l’attenzione ai posti sbagliati.

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Published in: on 30 aprile 2016 at 12:21  Lascia un commento  

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