Elissa: Sesta Giornata

La sesta giornata ci porta un po’ fuori dai parecchi strati delle novelle e più vicino alla realtà. Dall’inizio, la sesta giornata che comincia con un litigio tra due servi, Licisca e Tindaro, è diversa dalle altre nel modo che è la prima volta che siamo esposti alle esperienze reali di altre persone che non sono personaggi delle novelle o i dieci membri della brigata. Inoltre, le novelle della sesta giornata si svolgono a Firenze o vicino a Firenze, e molti dei personaggi sono conosciuti dai membri della brigata — allora le novelle di questa giornata sono propio a casa. Pure la conclusione della giornata sostiene questo tema della naturalezza e realtà della giornata.  Alla fine della giornata, Elissa guida le donne alla “Valle delle Donne,” che è il culmine della bellezza della natura. Questa valle è parallelo al giardino della terza giornata, però in paragone al giardino della terza giornata che era fatta a mano, questa valle è fatta dalla natura, questa valle ha un piccolo laghetto naturale invece di una fontana costrutta. In più l’acqua di questo laghetto è così chiara che quando le donne entrano nell’acqua, l’acqua “non altramenti li lor corpi candidi nascondeva che farebbe una vermiglia rosa un sottil vetro,” evidenziando la libertà delle donne in questa valle (paragrapfo 30).  Qua, senza la presenza degli uomini, le donne possono essere completamente nudi e liberi, possono nuotare come vogliono e possono giocare a pigliare i pesci nel laghetto, una cosa che sembra designato ai maschi.

Analogamente alla chiarezza dell’acqua, le battute nelle novelle, anche se sono fatte in una maniera rispettosa con l’uso di metafore, sono chiare e dirette.  Il successo della battuta, però, dipende non solo dello spirito acuto del parlante, ma anche della capacità dell’uditore di capire la battuta. Diversamente dal litigio tra Licisca e Tindaro dove ci deve essere la brigata per recitare il ruolo del terzo partito spregiudicato e per mettere a posto la situazione, le novelle trattano di alcuni personaggi che usano un motto di spirito che il ricevitore del motto capisce subito (o per la maggior parte lo capisce subito).

Nel caso della novella di Elissa, è un po’ un’eccezione nel senso che anche se Guido Cavalcanti è quello che dice il motto di spirito e Betto Brunelleschi, essendo quello che lo riceve, capisce il motto, in realtà tutti gli altri uomini che sono anche ricevitori del motto non lo capiscono. Il punto della battuta di Guido, però, è proprio questo: che questi uomini sono tonti. Quando questo gruppo di uomini con Betto come il capo nota Guido tra i sepolcri della chiesa di Santa Reparata, scatta in loro il desiderio di provocarlo, e quindi il gruppo chiede a Guido: “Guido, tu rifiuti d’esser di nostra brigata: ma ecco, quando tu avrai trovato che Idio non sia, che avrai fatto?” (paragrafo 11). In risposta, Guido simplemente gli dice, “Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace” (paragrafo 12). Gli uomini sono lasciati confusi dalle parole di Guido, e Betto, almeno essendo capace di capire la battuta di Guido, deve spiegargli che ciò che Guido voleva dire è che erano come se fossero morti poiché non usavano le loro menti. La battuta non avrebbe funzionata senza Betto. Non so se Boccaccio stia facendo un commento sopra l’intelligenza di gente di diverse classi sociali, come per esempio Licisca e Tindaro non possono risolvere il loro problema senza la brigata perché sono dei servi, o come nella novella di Pampinea, Geri Spina non è capace di capire la ragione per cui Cisti non gli darà il vino perché l’interazione tra i due è interferita da un servo. Chichibio viene rappresentato come uno sciocco ma è Currado, un nobile, che deve capire il motto di spirito di Chichibio, ed è Currado, sapendo ragionare e controllare le sue emozioni, che può ridere del motto di spirito instintivo di Chichibio. O magari non è un messaggio delle classi sociali, ma un messaggio ai lettori, che noi dobbiamo essere intelligenti, capire i doppi-sensi che sono presenti in questo Decameron, ed acquisire la capacità di cercare i significati nascosti invece di fissarci al livello dei significati letterali.

Questa novella è anche importante perché il protagonista è Guido Cavalcanti, un poeta famoso, un caro amico di Dante, e “un de’ miglior loici che avesse il mondo e ottimo filosofo naturale” (paragrafo 8). Boccaccio estima l’intelligenza di Guido moltissimo,n che è ancora ovvio con il tema della battuta di Guido. È interesante perché Guido, non credendo nell’immortalità dell’anima, era posto nell’Inferno da Dante per la sua eresia, ed allo stesso tempo, nel Decameron è così valorizzato come persona. Sembra come se attraverso gli occhi di Dante, Betto e la sua brigata che prendevano Guido in giro per il suo epicureismo, non sarebbero stati puniti, bensì lodati per denunciare l’ateismo di Guido.  Invece, nel Decameron, Guido, che è l’eretico, è il buono. Avendo visto la corruzione della chiesa, è disincantato Boccaccio? Nelle sue novelle, Boccaccio anche parla dei ebrei o musulmani in un modo molto liberale, non valorizzando una religione più di un’altra. È possibile che anche con la peste ed a vedere che la religione non fa niente per salvare la gente dalla peste, che la natura è il più potente, Boccaccio sia un pochino sospettoso della religione in generale?

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Published in: on 5 aprile 2016 at 21:28  Lascia un commento  

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