Filostrato: Introduzione alla Quarta giornata

 

L’apostrofe con cui su apre la quarta giornata del Decameron, «carissime donne» (IV Giornata, Introduzione, 1) sembra produrre un cortocircuito nel tessuto narrativo intrecciato dai novellatori dell’«onesta brigata». A prendere la parola non è infatti, come ci si aspetterebbe, Filostrato, re della giornata, ma lo stesso autore, il quale sembra voler riprendere i fili del discorso pronunciato nell’introduzione all’opera (cfr. I Giornata, Introduione, 1: «Quantunque volte, graziosissime donne…»). Il motivo di questa interruzione è presto spiegato: Boccaccio avverte il bisogno di reagire a «l ‘mpetuoso vento e ardente della ‘nvidia», che minaccia di «percuotere» e stravolgere la propria creazione letteraria (IV Giornata, Introduzione, 2). Critiche e censure al Decameron emersero quindi prima ancora che l’opera fosse compiuta nella sua interezza e totalità. Due sono le principali ragioni di biasimo che Boccaccio tenta di confutare: il contenuto trasgressivo dell’opera e il baricentro tematico attribuito alla presenza delle donne e del loro universo affettivo («Sono adunque, discrete donne, stati alcuni che, queste novellette leggendo, hanno detto che voi mi piacete troppo e che onesta cosa non è che io tanto diletto prenda di piacervi e di consolarvi», IV Giornata, Introduzione, 5) e il tono basso e licenzioso della parola narrativa di Boccaccio («E molti, molte teneri della mia fama mostrandosi, dicono che io farei più saviamente a starmi con le Muse in Parnaso che con queste ciance mescolarmi tra voi», ivi, 6). La risposta di Boccaccio a queste accuse avrà una duplice forma.

Al primo motivo di critica verrà opposta, attraverso un meccanismo di myse-en-abîme, la novelletta di Filippo Balducci, centunesima novella del Decameron e unica storia a essere narrata esplicitamente dall’autore del libro. I contenuti della novelletta sono sin troppo noti: Filippo Balducci sceglie di ritirarsi da Firenze per condurre una vita ascetica e moralmente integra sul monte Asinaio, portandosi dietro il proprio figlioletto e preservandolo dalla contaminazione con gli oggetti e le esperienze della vita mondana. Una volta cresciuto, il figlio di Filippo accompagnerà il padre in un breve viaggio a Firenze, per aiutarlo in una serie di commissioni: lì tuttavia avverrà l’incontro, disastroso o epifanico a seconda dei punti di vista, con un gruppo di donne, «mala cosa» agli occhi di Filippo Balducci e forse non così cattiva agli occhi del figlio: A cui il padre disse: – Figliuol mio, bassa gli occhi in terra, non le guatare, ch’elle son mala cosa. – Disse allora il figliuolo: – O come si chiamano? – Il padre, per non destare nel concupiscibile appetito del giovane alcuno inchinevole desiderio men che utile non le volle nominare per lo proprio nome, cioè femine, ma disse: – Elle si chiamano papere. – Maravigliosa cosa a udire! Colui che mai più alcuna veduta non avea, non curatosi de’ palagi, non del bue, non del cavallo, non dell’asino, non de’ denari né d’altra cosa che veduta avesse, subitamente disse: – Padre mio, io vi priego che voi facciate che io abbia una di quelle papere (Giornata IV, Introduzione, 21-24). Alle critiche inerenti lo scarso valore letterario delle novelle del Decameron, che sarebbe opportuno investigare alla luce delle convenzioni culturali e scrittorie della mentalità medievale, Boccaccio risponderà per via implicita, affidando a Filostrato il reggimento della quarta giornata e aprendo la materia del Decameron al tema tragico ed elevato per eccellenza dell’amore infelice. Il reggimento di Filostrato genera tuttavia una serie di interferenze, o di rovesciamenti, all’interno della stessa economia strutturale del Decameron, introducendo, nell’apparente equilibrio dell’«onesta brigata» un elemento di disarmonia e di rottura, sia sotto il profilo stilistico (tragico / comico) che soprattutto nel valore complessivo dell’affabulazione narrativa del Decameron. Al «piacere» del raccontare vissuto come reazione (o evasione) ai dolori della peste (cfr. Proemio, 6-7) Filostrato sostituisce infatti un «Fiera materia di ragionare» che è essa stessa fonte di «lagrime» e «compassione» (nelle parole di Fiammetta, IV, 1, 2). Lo spirito e l’atmosfera delle novelle sembra così, almeno temporaneamente, rovesciarsi, introducendo una prima fondamentale diversione tematica e strutturale all’interno dell’opera. La scelta di Filostrato, che si muove in controtendenza rispetto all’ispirazione generale del testo e della «brigata», genererà così una serie di contraccolpi e resistenze che si faranno sentire lungo tutto l’arco narrativo della giornata, personificate dai vari narratori (Fiammetta, Pampinea, Dioneo) che, con strategie narrative ogni vola diverse, tenteranno a loro volta di rovesciare e sovvertire il reggimento della IV giornata.

Annunci
Published in: on 10 marzo 2016 at 14:44  Lascia un commento  

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: