Filostrato – V Giornata – Quarta novella

A introdurre questa novella del Decameron narrata da Filostrato durante il reggimento di   Fiammetta è una piccola apologia: «Io sono state da tante di voi tante volte morso», esordisce   Filostrato, «ché io materia da crudeli ragionamenti e da farvi piagner v’imposi, che a me pare, a   vedere alquanto questa noia ristorare, esser tenuto di dover dire alcuna cosa per la quale io alquanto   vi faccia ridere». A una attenta lettura della novella l’apologia di Filostrato può rivelarsi essere   tuttavia un’arma a doppio taglio, sottilmente intesa a destabilizzare o stravolgere il tema amoroso   della quinta giornata del Decameron.  Ricciardi de’ Manardi da Brettinoro ama Giacomina (o Caterina), figlia di Lizio di Valbona.   Per poter godere del proprio amore, senza avere il consenso dei genitori della giovane, Ricciardo   decide di servirsi di uno stratagemma: suggerisce a Caterina di dormire, anzi che al chiuso della sua   camera, all’aperto, su uno dei balconi della casa paterna, di modo che con il favore della notte   Ricciardo possa poi facilmente raggiungerla.  Con la scusa del caldo primaverile e del desiderio di «sentir cantar l’usignuolo», desiderio che   poi darà origine alla metafora oscena al centro della novella, Caterina ottiene così di poter dormire   all’aperto, in un letto coperto da una legger tenda, nel quale potrà così ricevere l’amato Ricciardo. I   due verranno tuttavia scoperti al mattino dal padre della ragazza che alzatosi  E ricordandosi la figliuola dormire sopra ‘l verone, chetamente l’uscio aprendo disse: «Lasciami vedere come   l’usignuolo ha fatto questa notte ha fatto dormire la Caterina». E andato oltre pianamente levò alto la sargia della quale   il letto era fasciato, e Ricciardo e lei vide ignudi e iscoperti dormire abbracciati nella guisa di sopra mostrata; e avendo   ben conosciuto Riccciardo, di quindi s’uscì e andonne alla camera della sua donna e chiamolla, dicendo: «Su tosto,   donna, lievati e vieni a vedere che tua figliola è stata sì vaga dell’usiguolo, che ella l’ha preso e tienlosi in mano» (V   giornata, novella 4, 31-33).  La conclusione positiva della novella – con Lizio che perdonerà l’affronto di Ricciardo   acconsentendo al matrimonio – interviene a ristorare solo in parte il messaggio positivo della   novella. L’uso ripetuto della metafora oscena dell’«usignuolo» è esplicitamente designato per   scioccare le ascoltatrici della novella e per rovesciare in maniera grottesca il tema dell’amor cortese   che percorre, almeno apparentemente, l’intera giornata. Numerosi sono poi i rimandi, impliciti, alle   novelle della precedente giornata e, in particolar modo, al racconto di Tancredi e Ghismunda   narrato da Filomena. Simile è infatti la struttura narrativa delle novelle: due giovani amanti sorpresi   dal padre della ragazza durante uno dei propri incontri, analogia rafforzata dalla battuta pronunciata   da Ricciardo al cospetto di Lizio: «Quando Ricciardo il vide, parve che gli fosse il cuore del corpo   strappato» (V giornata, novella 4, 42). Rovesciato – in una chiave che è a un tempo apologetica e   antifrastica rispetto alla novella di Fiammetta –è però il ruolo del padre, mentre l’intera atmosfera   della novella sembra trasmettere un diffuso senso di misoginia.

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Published in: on 10 marzo 2016 at 14:41  Lascia un commento  

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